giovedì 23 aprile 2015

giovedì 16 aprile 2015

Messaggi subliminali

Oslo

Venezia

Monte Amiata

Stadio Olimpico

Eur, Rally di Roma

Roma, mercato di Via Orvieto

Roma, Policlinico Umberto I

Boh, chissericorda ... Forse era "La Repubblica"

Roma, Aventino


Mandello del Lario, Moto Guzzi



 

Roma, Polo museale Atac

venerdì 10 aprile 2015

giovedì 9 aprile 2015

French Connection


L'altra sera, in libera uscita dal momento che la tivvù casalinga era occupata dal ritorno di Juve-Fiorentina di Coppa Italia, mi sono tolto lo sfizio, prima che lo tolgano dalle sale, di andare a vedere "French Connection" film di Cédric Jimenez, con Jean Dujardin e Gilles Lellouche come protagonisti.
La storia della mala marsigliese che gestiva, negli anni '70, il traffico di eroina con gli Stati Uniti e del giudice che combatté tale associazione criminale.
La vicenda era già stata raccontata, in tempo pressoché reale rispetto agli avvenimenti, dai meravigliosi film, tra l'altro omonimi a questo seppur da noi conosciuti col titolo de "Il braccio violento della legge" (erano gli anni dei nostri "Roma spara... Milano s'incazza ... Napoli violenta ... la polizia impotente ...), di William Friedkin e di John Frankenheimer -due mostri sacri.

E questo francese, spiace dirlo ma non regge il confronto.
A parte la bravura dei due protagonisti, la trama del film è veramente ... "telefonata".
I francesi sono maestri nel genere Polar, soprattutto un regista come Olivier Marchal e se lo avessero fatto girare a lui, forse ne sarebbe uscito fuori una altro capolavoro come 36.
Solo lui sa creare quegli ambienti freddi, disturbanti, lividi, che tra l'altro ritroviamo nella serie braquo
Ecco, in French Connection c'è troppo sole, c'è troppa luce, c'è troppo mare .
I film di Friedkin e Frankenheimer trasmettevano quel malessere, quel senso di sporco e di morte che c'è intorno alla droga (vi ricordate le scene in cui "Popeye" Doyle, viene drogato ?!?! Che cosa sono, che angoscia da ragazzino mentre le vedevo ... ).
Qui ci sono due bravi attori, alcuni ottimi coprotagonisti sprecati, una storia - purtroppo - universale ed ancora attuale, ma è stato tutto sprecato.
Diciamo che ha la caratura di una buona miniserie televisiva in due puntate ma nulla più.
A voi lascio il confronto con i tre trailer , buona visione

sabato 4 aprile 2015

mercoledì 25 marzo 2015

cb 1100


Nel fine settimana passato, grazie all'iniziativa di Honda Live Tour, ho avuto la possibilità di provare una delle moto che più mi ha incuriosito in questi ultimi anni, la cb1100.
Certo, la prova è stata molto breve, pochi minuti e poco più che un giro di quartiere -l'Eur nel pomeriggio di un venerdì-, ma una prima , piacevole, presa di contatto c'è stata.
Comunque, arrivo al punto di registrazione e prenoto il giro.
Dopo pochi istanti rientra il gruppo precedente.
Le due staffette ci danno i fratini fosforescenti, indicazioni di massima sul non fare pinne, stoppies e burnout e si parte.
A vederla da ferma la cibbì, nello specifico la versione ex, con cromature, cerchi a raggi, doppi terminali di scarico e serbatoio più capiente, sembra piuttosto mastodontica e non proprio agile.


Oltretutto, ci ero già salito in occasione di diversi saloni ma, ferma com'era sui cavalletti, non ero riuscito a percepire le masse e gli ingombri da ferma.
Accendo il motore; certo, la moto è nuovissima, ma comunque il quattro cilindri si avvia con un soffio e non si sente nulla, neppure la minima vibrazione: sembra elettrico ... oddio, sarà mica ibrida ?!?
Tolgo il laterale (posizione un po' scomoda, seminascosto dalle pedane), inserisco la prima e via in strada.

Il cambio è meraviglioso, ha una corsa di pochissimi millimetri e le marce entrano senza alcuna difficoltà.
La coppia del motore, nel traffico cittadino fa andare la moto in tutta sicurezza e la 1100 dimostra di essere assolutamente equilibrata e con un baricentro eccellente.
I piedi toccano tutti e due a terra perfettamente. 
Prima, seconda, terza, gran bel motore, ottimo cambio e frenata impeccabile, perfino troppo rispetto a quel che sono abituato con la guzzina .
La sensazione è che sia una moto ottima per giri medio-lunghi, considerando la sella lunga dove si possono ancorare un paio di borse ed anche il passeggero sta comodo.
Ripeto, il giro è stato breve e cittadino (ed io non sono certo un collaudatore ...), quindi le sensazioni che ho riportato vanno prese assolutamente col bilancino.
Finito il giro ho tirato le somme sui pregi (tanti) e sui difetti (pochi)
Pregi:
Bella, bellissima, solida e piena di sostanza
finiture e qualità Honda .. e ho detto tutto ...
Cambio e motore eccellenti (anche se, è chiaro, andrebbero visti su strade diverse, a lungo termine, ma il fatto che siano Honda dovrebbe far stare tranquilli)
Difetti:
Il prezzo : tra gli 11 e i 12mila e rotti euro per una moto di questo tipo secondo me sono troppi, considerando che non parliamo di un progetto, rivoluzionario, innovativo o che stravolge il concetto di moto come oggi lo conosciamo, anzi è una moda vintage ... e pure la potenziale clientela la pensa così, visto che la moto è uscita nel 2013 e non ne ho viste neppure una in giro...
L'unico vero difetto, che in parte avevo già notato dalla prove "statiche" e che ho potuto confermare "dinamicamente" è la posizione di guida del pilota.
La sella è lunga, comoda sicuramente per il passeggero mentre il pilota sta un po' affossato.
Alla lunga, secondo me, potrebbe essere una posizione stancante (io non sono altissimo, quindi per chi è sul metro e ottanta la situazione potrebbe esser ancora peggio).
A peggiorare la situazione ci si mettono anche la foggia del manubrio, troppo alto e curvo, pratico in città ma che lascia poco feeling se uno volesse spingere di più e la mole del serbatoio che rende l'impostazione della guida molto "paciosa" e da cruiser.


E, quasi a voler visualizzare le mie critiche e le impostazioni ideali di questa bella moto, ci hanno pensato i francesi con la versione badseeds, che presenta una sella più corposa ed un manubrio piega bassa, oltre ad ammo posteriori Olhins e scarico Yoshimura ...


Certo, poi risalire a cavallo della vusettina fa un certo effetto ... non frena, cambia con la stessa verve ed euforia di Lurch, sembra di stare seduti su una tavola da stiro ... però quando ho riacceso il bicilindrico di Mandello, forte dei suoi indomabili e selvaggi tre cavalli e due asini di potenza, beh, è affiorato un sorriso beffardo sotto il casco.
Ho inserito la prima (inserito è un parolone ... cercata a mano per almeno cinque minuti ...), sono partito e, al primo semaforo, ho bruciato in partenza l'apecar di un fioraio bengalese ... e sò soddisfazioni.
...
...
... ok, modalità " La volpe e l'uva" off ... diciamo che più di un pensierino ce lo starei facendo, ma certo a quel prezzo rimane un pensierino proibito, tanto più che, vista la scarsa vendita, neppure nel mercato usato se ne vedono molte e a prezzi validi.
Ma aspettiamo ancora qualche anno ed intanto la v7 farà ancora il suo onesto dovere.