mercoledì 25 marzo 2015

cb 1100


Nel fine settimana passato, grazie all'iniziativa di Honda Live Tour, ho avuto la possibilità di provare una delle moto che più mi ha incuriosito in questi ultimi anni, la cb1100.
Certo, la prova è stata molto breve, pochi minuti e poco più che un giro di quartiere -l'Eur nel pomeriggio di un venerdì-, ma una prima , piacevole, presa di contatto c'è stata.
Comunque, arrivo al punto di registrazione e prenoto il giro.
Dopo pochi istanti rientra il gruppo precedente.
Le due staffette ci danno i fratini fosforescenti, indicazioni di massima sul non fare pinne, stoppies e burnout e si parte.
A vederla da ferma la cibbì, nello specifico la versione ex, con cromature, cerchi a raggi, doppi terminali di scarico e serbatoio più capiente, sembra piuttosto mastodontica e non proprio agile.


Oltretutto, ci ero già salito in occasione di diversi saloni ma, ferma com'era sui cavalletti, non ero riuscito a percepire le masse e gli ingombri da ferma.
Accendo il motore; certo, la moto è nuovissima, ma comunque il quattro cilindri si avvia con un soffio e non si sente nulla, neppure la minima vibrazione: sembra elettrico ... oddio, sarà mica ibrida ?!?
Tolgo il laterale (posizione un po' scomoda, seminascosto dalle pedane), inserisco la prima e via in strada.

Il cambio è meraviglioso, ha una corsa di pochissimi millimetri e le marce entrano senza alcuna difficoltà.
La coppia del motore, nel traffico cittadino fa andare la moto in tutta sicurezza e la 1100 dimostra di essere assolutamente equilibrata e con un baricentro eccellente.
I piedi toccano tutti e due a terra perfettamente. 
Prima, seconda, terza, gran bel motore, ottimo cambio e frenata impeccabile, perfino troppo rispetto a quel che sono abituato con la guzzina .
La sensazione è che sia una moto ottima per giri medio-lunghi, considerando la sella lunga dove si possono ancorare un paio di borse ed anche il passeggero sta comodo.
Ripeto, il giro è stato breve e cittadino (ed io non sono certo un collaudatore ...), quindi le sensazioni che ho riportato vanno prese assolutamente col bilancino.
Finito il giro ho tirato le somme sui pregi (tanti) e sui difetti (pochi)
Pregi:
Bella, bellissima, solida e piena di sostanza
finiture e qualità Honda .. e ho detto tutto ...
Cambio e motore eccellenti (anche se, è chiaro, andrebbero visti su strade diverse, a lungo termine, ma il fatto che siano Honda dovrebbe far stare tranquilli)
Difetti:
Il prezzo : tra gli 11 e i 12mila e rotti euro per una moto di questo tipo secondo me sono troppi, considerando che non parliamo di un progetto, rivoluzionario, innovativo o che stravolge il concetto di moto come oggi lo conosciamo, anzi è una moda vintage ... e pure la potenziale clientela la pensa così, visto che la moto è uscita nel 2013 e non ne ho viste neppure una in giro...
L'unico vero difetto, che in parte avevo già notato dalla prove "statiche" e che ho potuto confermare "dinamicamente" è la posizione di guida del pilota.
La sella è lunga, comoda sicuramente per il passeggero mentre il pilota sta un po' affossato.
Alla lunga, secondo me, potrebbe essere una posizione stancante (io non sono altissimo, quindi per chi è sul metro e ottanta la situazione potrebbe esser ancora peggio).
A peggiorare la situazione ci si mettono anche la foggia del manubrio, troppo alto e curvo, pratico in città ma che lascia poco feeling se uno volesse spingere di più e la mole del serbatoio che rende l'impostazione della guida molto "paciosa" e da cruiser.


E, quasi a voler visualizzare le mie critiche e le impostazioni ideali di questa bella moto, ci hanno pensato i francesi con la versione badseeds, che presenta una sella più corposa ed un manubrio piega bassa, oltre ad ammo posteriori Olhins e scarico Yoshimura ...


Certo, poi risalire a cavallo della vusettina fa un certo effetto ... non frena, cambia con la stessa verve ed euforia di Lurch, sembra di stare seduti su una tavola da stiro ... però quando ho riacceso il bicilindrico di Mandello, forte dei suoi indomabili e selvaggi tre cavalli e due asini di potenza, beh, è affiorato un sorriso beffardo sotto il casco.
Ho inserito la prima (inserito è un parolone ... cercata a mano per almeno cinque minuti ...), sono partito e, al primo semaforo, ho bruciato in partenza l'apecar di un fioraio bengalese ... e sò soddisfazioni.
...
...
... ok, modalità " La volpe e l'uva" off ... diciamo che più di un pensierino ce lo starei facendo, ma certo a quel prezzo rimane un pensierino proibito, tanto più che, vista la scarsa vendita, neppure nel mercato usato se ne vedono molte e a prezzi validi.
Ma aspettiamo ancora qualche anno ed intanto la v7 farà ancora il suo onesto dovere.

lunedì 23 marzo 2015

Keep Calm and Relax ...

... 'che è solo lunedì




 


martedì 17 marzo 2015

lunedì 16 marzo 2015

c'ho provato, però ...

 ... poi alla fine ho ceduto.
Mi ero ripromesso di non guardare neppure un Gran Premio di F1 quest'anno, dopo la mediocre stagione dello scorso anno e dopo le prove invernali con piloti colpiti da misteriose malattie, vetture che non si presentano alle prove, blasonate squadre inglesi che, con storici motori giapponesi, non riescono a far più di cinque giri.
O mediocri mestieranti che, alla vigilia della prima gara della stagione, il Gp di Australia a Melbourne, fanno causa ad un team per poter correre.
Per carità, di storie simili la Formula Uno è ricchissima, anzi spesso sono state il sale di quest'avventura meravigliosa iniziata più di sessanta anni fa.
Avventura che, a mio avviso, sta per finire, snaturata da regolamenti tecnici e sportivi che stanno allontanando gli appassionati, gli sponsor, i team.
Invece alla fine ieri il Gp l'ho visto.
Ed ho visto uno spettacolo indecente.
E non parlo delle due - tra l'altro meravigliose - Mercedes che volavano e annichilivano il resto del gruppo.
Ma vetture che non prendono neppure il via, undici vetture che finiscono la corsa e, su tutto, la vicenda di Alonso ancora avvolta nell'ipocrisia e nel mistero.
E allora, come molti appassionati, mi rifugio nel passato, nei ricordi e nelle immagini di anni passati, anni gloriosi con piloti mastini, campioni del mondo, rivali duri e puri.
Ed il confronto con i piloti di oggi si fa stridente ...

I piloti del mondiale 2015

Il figlio di Rosberg, il figlio di Carlos Sainz, il figlio di Jos Verstappen e il figlio di Magnussen ... e poi dicono la parentopoli all'Atac ... guardate che facce tristi da reality show, mentre invece dovrebbero essere felici di essere tra gli sportivi più invidiati ...
E allora mi sono andato a rivedere qualche foto simile, che si faceva sempre nel Gp di Australia, ma quando era l'ultimo della stagione - e si correva ad Adelaide...


1993 e giusto qualche nome sparso ... Herbert, Senna, Hakkinen, Prost, Alesi, Warwick, Irvine, Patrese, Schumacher, Hill


1986, l'anno che iniziai a seguire sul serio la Formula Uno ... Teo Fabi, che sembrava un elettrauto di Garbagnate, Alan Jones bolso come un barista sessantenne di Canberra, Alboreto, Senna in terza fila, Johansson che sembra un cantante new romantic, De cesaris (RIP) che sembra il solito studente che fa le corna alle spalle, gli improponibili capelli di Boutsen, il conte di Dumfries che quasi scompare, schiacciato tra un camionista svedese (nonchè babbo di Nico che ora vola con la sua Mercedes) ed il bulldog inglese di Warwick, i baffi di Mansell, Piquet e Prost che si è laureato di nuovo campione del mondo, proprio nell'ultima gara e beffando i due piloti Williams e tanti altri ... erano altri tempi, altri piloti, altre auto.
Per fortuna li ho visti, spesso dal vivo e mi hanno emozionato tutti, dal primo all'ultimo.
Cosa che quelli di questi anni non riescono minimamente a fare .

Penso che quello d'Australia sarà l'unico Gp che vedrò quest'anno (vabbè forse solo per Montecarlo potrei fare un'eccezione ...) 

lunedì 9 marzo 2015

Hommage

All'inizio di quest'anno è scomparso Jean Pierre Beltoise, uno tra i più noti piloti francesi degli anni '60.
Il video qui sotto (ottima anche la colonna sonora) è un bellissimo omaggio a lui, a Cevert, Stewart, a tanti altri piloti (purtroppo molti di loro prematuramente scomparsi) e alla Matra che in quegli anni diede a tanti giovani la possibilità di correre, dimostrare il proprio talento ed entrare nella leggenda delle corse. 
Buona visione, con un po' di nostalgia


Jean-Pierre Beltoise - Matra F2 by Stefan Schmidt from Stefan Schmidt on Vimeo.

domenica 8 marzo 2015

Timbuktu


Di tutt'altro respiro, rispetto al "Piccione" di cui sotto, è questo capolavoro : Timbuktu di Abderrahmane Sissako


Il film narra della vita e delle vicende degli abitanti di Timbuktu e dei tuareg nelle zone limitrofe, mentre la città è occupata dagli integralisti islamici.
Questi stendono una cappa di oscurantismo e di soffocamento nella vita quotidiana; dai piccoli, apparentemente insignificanti, gesti quotidiani (vendere cibo al mercato per la donne, ascoltare o fare musica, giocare a pallone per i ragazzi) ai momenti determinanti di una vita (un matrimonio deciso a forza, la legge applicata tramite la Jihad).
La forza del film , che sta soprattutto nel messaggio che vuole trasmettere, è nel far vedere come anche i fondamentalisti hanno i loro punti deboli, semplicemente perché essi stessi sono esseri umani. E allora li vediamo fumare di nascosto quando sono loro stessi a vietarlo agli altri, li vediamo prendere lezioni di guida perché sono imbranati, li vediamo accendersi in una disputa su chi sia meglio se Zidane o Messi ...
La fotografia e la musica sono eccellenti e, se avrete la voglia di provare a vederlo, vi consiglio vivamente di vederlo in lingua originale con i sottotitoli.
Certo, l'impatto di seguire un film in arabo e tamasheq non è semplice da superare, ma dà al film una forza in più, perché fa capire la difficoltà di convivenza tra gli occupanti fondamentalisti, spesso di origini nordafricane e gli abitanti tuareg e maliani.
E vederlo così dovrebbe essere un dovere ancor più per noi europei che sul problema dell'Isis, dell'immigrazione e della lotta agli integralismi stiamo continuando a fare errori su errori, proprio non capendo le differenze sostanziali che ci sono nel continente africano.
Quando, oltretutto, dovremmo anche ricordarci che gran parte del male che sta scaturendo da quel meraviglioso continente, trae linfa e nutrimento proprio dai nostri errori, dalle barbarie coloniali, dallo sfruttamento che abbiamo fatto e continuiamo a fare in quei paesi.

Una delle cose che più mi ha colpito alla fine, nei titoli di coda, è stato vedere i ringraziamenti da parte della produzione, nei confronti del governo islamico del Mali per la collaborazione; proprio per far capire che un altro Islam rispetto al fondamentalismo esiste e che bisogna sforzarsi di dialogare con questo proprio per scardinare la follia integralista.

Ecco perché è un film che andrebbe visto e pubblicizzato.

giovedì 5 marzo 2015

Sono contento di sentire che state bene

"Irresistibile" Il Messaggero
"Umorismo Travolgente" La Repubblica
"Aridatece i soldi" centroasociale

Questo è stato il primo pensiero, usciti dal cinema dopo aver visto "Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza".
Questo film ha vinto il Leone d'Oro all'ultimo festival di Venezia.
Ora, immagino che i giurati abbiano dovuto scegliere tra questo, "Pierino medico della saub - the director's cut" e "Biancaneve davanti e di dietro tutti quanti",
altrimenti non riesco ad immaginare il motivo di averlo premiato.
O forse uno sgarbo al direttore del festival, oppure una scommessa persa dopo una notte passata a sbronzarsi davanti al casinò tra Carlo Verdone e Tim Roth; dico solo che tra i film in concorso c'era anche "Birdman" di Alejandro Gonzalez Inarritu ... ho visto anche quello e presto ne parlerò. Comunque, il regista era stato definito, a suo tempo - a suo lontanissimo tempo - l'erede di Ingmar Bergmann.
Considerando che, a 71 anni, ha girato 7 film tra il '70 ed oggi, beh forse il paragone era un filo azzardato.
Nel frattempo, in questo quarantennio, Roy Andersson si è dedicato agli spot televisivi.
Ed alcuni anche molto divertenti.
Ecco, provate a confrontare il trailer del film con alcuni suoi spot; ebbene vedrete che lo stile, il taglio, spesso le ambientazioni e la fotografia sono molto simili.
Infatti del film è sufficiente vedere il trailer. Il film completo è tutto così, uguale per un'ora e mezza.
Ma mentre nello spot, quei pochi minuti sono sufficienti a darti un messaggio, lo stesso, prolungato in novanta minuti, perde di forza, di simpatia.
Ci sono, certo, sketch grotteschi ed efficaci, come ad esempio quelli nei due locali, con Lotta la zoppa o Carlo XII; ma farci un intero lungometraggio a mio parere è troppo.
Il problema è che, essendo questo il terzo ed ultimo film di una trilogia, sarò costretto a recuperare anche i primi due, perché la discesa nell'inferno dell'umorismo scandinavo si possa dire completa .

Buona visione .... ah ah ah