giovedì 9 aprile 2015

French Connection


L'altra sera, in libera uscita dal momento che la tivvù casalinga era occupata dal ritorno di Juve-Fiorentina di Coppa Italia, mi sono tolto lo sfizio, prima che lo tolgano dalle sale, di andare a vedere "French Connection" film di Cédric Jimenez, con Jean Dujardin e Gilles Lellouche come protagonisti.
La storia della mala marsigliese che gestiva, negli anni '70, il traffico di eroina con gli Stati Uniti e del giudice che combatté tale associazione criminale.
La vicenda era già stata raccontata, in tempo pressoché reale rispetto agli avvenimenti, dai meravigliosi film, tra l'altro omonimi a questo seppur da noi conosciuti col titolo de "Il braccio violento della legge" (erano gli anni dei nostri "Roma spara... Milano s'incazza ... Napoli violenta ... la polizia impotente ...), di William Friedkin e di John Frankenheimer -due mostri sacri.

E questo francese, spiace dirlo ma non regge il confronto.
A parte la bravura dei due protagonisti, la trama del film è veramente ... "telefonata".
I francesi sono maestri nel genere Polar, soprattutto un regista come Olivier Marchal e se lo avessero fatto girare a lui, forse ne sarebbe uscito fuori una altro capolavoro come 36.
Solo lui sa creare quegli ambienti freddi, disturbanti, lividi, che tra l'altro ritroviamo nella serie braquo
Ecco, in French Connection c'è troppo sole, c'è troppa luce, c'è troppo mare .
I film di Friedkin e Frankenheimer trasmettevano quel malessere, quel senso di sporco e di morte che c'è intorno alla droga (vi ricordate le scene in cui "Popeye" Doyle, viene drogato ?!?! Che cosa sono, che angoscia da ragazzino mentre le vedevo ... ).
Qui ci sono due bravi attori, alcuni ottimi coprotagonisti sprecati, una storia - purtroppo - universale ed ancora attuale, ma è stato tutto sprecato.
Diciamo che ha la caratura di una buona miniserie televisiva in due puntate ma nulla più.
A voi lascio il confronto con i tre trailer , buona visione

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